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da " SCOPRIRE DA ADULTI DI ESSERE ADOTTATI Testimonianze sugli effetti del segreto e dell'improvvisa scoperta" di Matteo Selvini Ave Biffi l. Introduzione

03.10.2013 18:42

La rabbia contro la legge (intervista ad Alessia, figlia adottiva, aa.29)

Alessia è stata adottata a due mesi di vita e i genitori, su consiglio del medico di famiglia, non le hanno mai rivelato la sua condizione di figlia adottiva.

Diciannove anni più tardi, è Alessia stessa a trovare i documenti attestanti l'adozione, proprio andando alla ricerca di qualcosa che potesse spiegarle quella sensazione di stranezza che sentidentro: "anche se nessuno mi ha mai dello niente, nessun bambino, nessuna persona, nessuno in famiglia... però io sentivo che c'era qualcosa di strano e non capivo cosa". Le foto di Battesimo in cui lei era già grandicella, la città di nascita lontana da quella in cui risiedevano i genitori e altre piccolezze avevano prodotto quelle sensazioni e, a livello inconscio, avevano forse agito da veri e propri segnali dell'essere adottiva: a posteriori, Alessia afferma infatti: "... era come se lo sapessi dentro di me".

La scoperta del segreto ha generato in Alessia una forte crisi d'identità che le sue parole ben documentano: "è un senso di vuoto, in un certo senso ti crolla l'identità, ti crolla completamente tutto quello che tu avevi costruito nella tua vita, tutto ciò che avevi condiviso [ ... 1, io non riuscivo più a capire chi ero, chi non ero, non capivo più niente. E' stato uno shock molto duro, io non ho dormito più per due, tre mesi... sono stata veramente male".

Pur versando in tale smarrimento, Alessia si è sentita chiamata a rassicurare i genitori adottivi, verso cui nutre profonda stima e riconoscenza: 'Ioro poverini erano molto dispiaciuti, mi hanno chiesto scusa... ma io non avevo niente da perdonare loro, ma solo da ringraziarli [ ... 1, io gli ho fatto capire che non ce l'avevo assolutamente con loro, perché loro mi avevano detto "se te ne vuoi andare, noi per carità... " io ho detto "mamma, non esiste, per me la famiglia siete voi", io li ho rassicurati perché mi sembrava il minimo".

Alessia sostiene che il pensare alla sua famiglia e ai tanti momenti felici l'abbia aiutata a superare quel periodo difficile; riporta inoltre il ruolo giocato dai genitori: "[i miei genitori], pian piano mi hanno aiutato, mi hanno portato dove sono nata io, mi hanno fatto conoscere un po' di gente e pian piano col passare del tempo l'ho superato".

A distanza di dieci anni, sono ancora però presenti in lei una diffusa sensazione d'angoscia e quel profondo senso di vuoto che ‑riferisce Alessia‑ potrà eliminare solo conoscendo quella parte della sua storia che le "ingiuste e incivili" normative vigenti le oscurano. A più riprese e a chiare lettere, rivendica il diritto, detenuto da ciascun figlio adottivo, di sapere chi egli sia veramente: "vivere nel dubbio è la cosa peggiore [ ... 1, io voglio solo sapere come sono andati i fatti, tanto mia mamma è quella di adesso, non è quella... l'importante è sapere chi era, come è andata, per quale motivo... non voglio distruggere nessuno [ ... 1, è un diritto, che è vergognoso negare. Io voglio sapere una cosa che è mia, che mi appartiene".