Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche

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UNA STORIA INVIATA ALL'AVV.BONGIORNO

10.10.2013 21:05

Nata a Roma il 14/10/1951,adottata nel dicembre 1954,dei miei primi tre anni di vita conservo solo una scarna documentazione:libretto sanitario del brefotrofio Ipai con informazioni anonime su baliatico e vaccinazioni,certificato di battesimo con il cognome fittizio impostomi,data e dicitura “figlia di nn”. Ho anche il decreto di adozione e copie del carteggio fra le assistenti della provincia di Roma ed i miei genitori adottivi. Entrambi nati nel 1899,di agiate condizioni economiche ma in condizioni precarie di salute. Persi mia madre a 12 anni e mio padre a 18;per le normative dell’epoca sarei stata minorenne fino al compimento del ventunesimo anno d’età. Mi dovetti trasferire nella cittadina natale paterna , dove risiedeva un giudice in pensione, che ,per volontà testamentaria,sarebbe divenuto il mio tutore. Vissi nella casa di mio padre con una domestica avente l’obbligo di segnalare ogni mio spostamento e di provvedere a tutte le necessità,conservando ricevuta di ogni spesa effettuata. Il vecchio magistrato morì pochi mesi dopo ed i suoi due figli ,l’una avvocato e madre di cinque ragazzi,l’altro investito di un’alta carica istituzionale,così come la legge consentiva, rinunciarono alla mia tutela,incompatibile con le loro funzioni. Convocata da un ufficiale dei carabinieri nel mio luogo di residenza ,su segnalazione del tribunale dei minori dello stesso,fui informata sulla possibilità ,tramite richiesta al giudice tutelare, di poter essere emancipata,divenendo a tutti gli effetti maggiorenne prima dell’età convenuta. Fu dopo l’ottenimento dell’emancipazione che iniziai a desiderare fortemente di conoscere le mie origini,non per pretese ereditarie ,come mi era stato proposto dai miei precedenti tutori,ma per quell’affetto profondo verso i miei indimenticati genitori adottivi, che provavo anche per chi mi aveva dato la vita . Una sconosciuta donna in qualche parte del mondo, mi portava nel suo cuore. Era per me innaturale sentire diversamente .Volevo rassicurarla e ringraziarla. Svolsi il mio tirocinio di studentessa di psicologia presso l’Anfaa(associazione famiglie adottive ed affidatarie),cercando di capire quanto il desiderio di conoscere le proprie origini fosse condiviso da altri figli adottivi e quanto questo fosse da considerarsi un diritto naturale,misconosciuto dalla legislazione e dal comune sentire. Al convegno nazionale dell’associazione,presentai una relazione sulle conseguenze psicologiche dell’abbandono per madri e figli e sul disagio conseguente all’impossibilità di accedere alla propria documentazione,in particolare a quella sanitaria, rilevante per chi soffriva di malattie ereditarie. Il mio intervento interessò la giornalista Neera Fallaci,presente al convegno,che mi propose di partecipare alla stesura di un libro di interviste ad adottivi adulti,per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi da me sollevati. Il libro fu edito nei tipi della Bur , con il titolo”Di mamma non c’è n’è una sola”.Avrebbe dovuto essere solo un primo passo per sostenere un cambiamento della legge sull’adozione .Purtroppo Neera venne a mancare improvvisamente .Scossa dalla perdita di una persona che finalmente aveva compreso ed assunto le mie istanze,cercai di rimuovere le stesse quasi dubitando della loro validità. Divenuta madre,tornò in me prepotente la necessità di lottare per veder riconosciuto il diritto a essere informati sulle proprie origini biologiche,pur nel rispetto della volontà materna di non essere nominata. La storia di me, ignota, era ora anche un tassello mancante nella vita di mio figlio.  Attualmente sono iscritta al sito “astro nascente”che supporta la modifica di legge sull’adozione, partecipando anche ai tanti gruppi che sollecitano autorità politiche e uomini di cultura a sostenere questa delicata battaglia: eliminare l’ingiusta discriminazione fra i non riconosciuti alla nascita che prima di 100 anni non possono sapere le loro origini e quelli che ,riconosciuti da almeno un genitore, possono accedere a 25 anni alla loro documentazione Mio figlio, con l’attuale normativa, sopravvivendomi ,potrà sapere ciò che a me viene negato in vita