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STORIA DI UNA FIGLIA ADOTTIVA

10.10.2013 21:09

LA MIA STORIA

la mia storia inizia nel lontano 1995 quando ebbi 5 anni.

fui adottata da una famiglia italiana, poichè sono di origne bulgara. Ricordo ancora oggi il primo giorno che arrivai in Italia..

Entrai in quella che poi divenne casa mia e senza sapere dove fosse la mia stanza da letto, attraversai tutto il corridoio e ci entrai come se sapessi già dov'era situata.

ricordo i tanti giochi che c'erano, riempivano la stanza.. bambole e peluches ovunque.. e poi.. un bellissimo lettino tutto per me,

pulito, colorato e tanto grosso per me. 

ogni giorno che babbo tornava da scuola mi affacciavo al balcone e uravo "tatco!tatco!!" che in italiano significa "papà" e correvo da lui ad abbracciarlo.

in poche settimane mi innamorai immediatamente di quella casa e in altrettanto pochissimi mesi imparai a parlare molto bene la lingua italiana e allo stesso tempo dimenticai in fretta la mia lingua.

All'età di 6 anni iniziai a frequentare la scuola elementare. Tanti discriminazioni da parte dei ragazzi che mi soprannominarono "la bulgaraccia". Io diventai violenta con chi me lo diceva e capitava quindi spesso che anche in classe alzavo le mani contro di loro.

passarono anni, e anni.. e dopo mille vicissitudini arriviamo a oggi, no, per l'esattezza a 3 anni fa. Ora ho 23 anni. 

Iniziai a rifiutare il cibo tutto ad un tratto. persi la bellezza di oltre 10 kg in un mese poco più. 

Al che decisi di intraprendere un percorso psicologico per capire da cosa poteva essere derivato questo rifiuto del cibo e questa tristezza interiore.

Da quel giorno la mia vita cambiò. Iniziai a guardarmi allo specchio in modo differente; non mi riconoscevo in quella immagine riflessa su di esso e più passavano i giorni, più mi sentivo confusa. Arrivai ad un punto che misi in discussione me stessa. Volevo sapere chi ero. Ero rimasta senza identità; cosi, tra una vicenda e l'altra, iniziai a fare delle ricerche sulla mia famiglia di origine.

mi feci dare in qualche modo la documentazione della mia adozione.

quando lessi il nome di mia madre e mio padre, mi venne un mezzo infarto. (in senso buono ovviamente).

Non esitai e mi misi subito alle ricerche. iniziai ad iscrivermi a tantissime chat bulgare con l'utilizzo di un traduttore.

Raccontai ad ogni chat la mia storia e quel poco che avevo sotto mano di scritto nei documenti. 

Passarono cosi mesi e mesi ma nessuna risposta arrivo.

decisi dunque di utilizzare un social network. Arrivai al punto di crearmi 3 profili diversi portando il nome della mia famiglia di origine

cosi che potessere essere facile per altri miei parenti rintracciarmi se mi avessero cercata.

Si, tre profili poichè quel socialnetwork dopo un tot di amicizie inviate si blocca per un certo asso di tempo, e dato che io avevo bisogno ogni giorno costantemente di proseguire con le ricerche, creai altri profili.

In morale, dopo mesi e mesi, mi rispose una signora del mio paese di origine dicendomi che avrebbe fatto di tutto per aiutarmi in questa mia ricerca dato che era molto amica con l'assistente sociale del paese mio di nascita.

Passò una settimana neanche, e mi mandò direttamente le foto della mia famiglia con tutte le descrizioni. Andò lei stessa a farle nel villaggio con l'assistente sociale che gia li conosceva.

La sensazione che provai a vedere le loro foto fu indescrivibile...

Questa signora poi mi mise in contatto con un bulgaro che vive in Italia da 5 anni ma originario di quel paesino.

Iniziammo a sentirci e tra una chiacchera e l'altra, chiesi a lui e sua moglie se mi avrebbero potuto accompagnare a conoscere tutti loro. e cosi, in giro di poche settimane, partimmo per il lungo viaggio.

13 ore trascorse in autostrada e arrivammo in Bulgaria... l'emozione non so descriverla.

Non ero per niente stanca; il giorno seguente, andammo nel mio villaggio ove ero nata e vive la mia famiglia.

Conobbi per prima persona mio padre.. provai distacco, forte distacco.. ma fui comunque felice di averlo conosciuto. Il cuore batteva a mille.. Appena dopo, andammo al cimitero.. perchè di tutta questa bellissima storia, ci fu un punto per me cruciale..

Mia madre era morta già dal 2005 per un tumore. Attraversai tutto il cimitero con il cuore veramente in gola.. 

E quando da lontano vidi dove era sepolta, mi fermai. Il mio corpo si irrigidì, non riuscivo più a fare passi in avanti...Cera freddo, era un giorno di pieno inverno, indossavo degli scarponcini che comprai appena prima di partire alla scoperta di quel mio mondo..

Iniziai ad indietreggiare in mezzo a tutta quella erba alta e secca con lo sguardo fisso su quella croce spezzata in due...

di colpo le gambe cedettero e caddi a terra... iniziai a piangere come una bambina. Non riuscii a credere che fosse realmente morta, il mio cuore si spezzò in due, non capivo più nulla.. mi sentì sola, e ebbi la conferma che nno avrei mai avuto un abbraccio suo. Avrei dovuto rassegnarmi a questa sua assenza... Ero ditrutta e volevo morire.

Stetti li a terra parecchio tempo, abbracciata a me stessa con lo sguardo fisso e sconvolto rivolto al cielo.. piangevo, piangevo tanto.

Alex, il ragazzo con il quale feci il viaggio e mi fece da interprete, si avvicinò a me con le lacrime agli occhi e mi disse "vedere la lapide in quella maniera, mi fa male anche a me che non è mia madre, mi spiace silvì, ti lascio un po sola..".

Ricordo ancora oggi quella scena come se fosse accaduto ieri.

Dopo di un po, decisi di andarmene... mi alzai, fissai quella croce divisa in due ancora una volta, e pensai.. "mamma mi manchi tanto, ho fatto tanta fatica a trovarti, e ora che ti ho trovata, tu non ci sei più.. mi manca un tuo abbraccio.. il tuo odore, la tua pelle, il tuo viso, la tua voce, il tuo corpo e la tua mano..." . Respirai a fondo, mi girai indietro e con le gambe e il mento tremante, me ne andai dal cimitero.

 

Successivamente andai a conoscere una delle mie sorelle. 

Poi andammo da mia zia e tutti i cugini.

Mi raccontarono la mia storia assieme l'assistente sociale...

Praticamente io fui abbandonata a soli 11 giorni di vita in un fienile da parte di babbo, mi trovò il vicino di casa che mi tenne con lui per circa 3 settimane ma poi chiamò gli assistenti sociali e cosi mi portarono in un orfanotrofio nelle vicinanze.

Non ero ancora stata messa in adozione ma solo in affidamento diciamo.. e cosi a due anni e mezzo, mia madre si presentò in orfanotrofio e mi venne a riprendere per portarmi a casa perchè mi voleva con se.

Ma dopo tre o quattro settimane che stetti in casa, mio padre, oltre a picchiarmi, mi rigettò nuovamente nello stesso fienile.

Al che il vicino di casa chiamò nuovamente gli assistenti sociali che mi portarono in un orfanotrofio più lontano ancora per non essere mai più rintracciata neanche da mia madre....

Quando ho saputo da loro questa realtà, che era scritta anche sui documenti ma in modo molto più superficiale e poco veritiero, mi sentì morire dentro perchè sapere quanto mia madre mi avrebbe tenuta con se, mi faceva male, malissimo... perche se non fosse stato per mio padre, magari ora (pensavo) potevo essere accanto a lei. e magari in un altro luogo dove c erano più possibilità di vivere meglio..

 

Il giorno seguente, andai a conoscere un altra mia sorella... Era identica a me, rimasi incantata dal suo viso.. mi sembrava di specchiarmi... poi andammo da un mio fratello che viveva nella casa in cui ero nata io.. Che emozione conoscerlo e soprattutto che emozione rientrare dentro quella cascina... Gli odori.. Impressionante quanto mi rimasero impressi...

Mi sembrò di tornare in sietro di anni.. Li ricordavo perfettamente. Mi son sentita a casa più che mai!

Dopo aver conosciuto tutti, anche mio zio cantante, trascorsi i giorni successivi i giro per il mio paese.. Ci sarebbe da scrivere un libro per descrivere tutto, perchè ogni attimo in quei 5 giorni per me era una vita... Ogni cosa che vedevo o sentivo, la sentivo mia, me la sentivo dentro. Non mi sfuggiva nessun particolare.

Andai anche all'orfanotrofio dove stetti per alcuni anni.

Era impressionante come il piano terra lo ricordavo a memoria... quei pilastri in mezzo alla sala da pranzo, le sedie, i tavolini, quella porta verde scuro dello sgabuzzino... ogni cosa ricordavo. 

Tornata in Italia, caddi in forte depressione.. Solo il Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche mi stette vicina nel modo giusto. Ero diventata la figlia di tutti. :) 

Dopo mesi e mesi di depressione, suggerito anche da amici del Comitato, decisi di fare un gesto con la speranza che questo potesse aiutare anche me nello stare meglio.

E cosi, dopo sei lunghi mesi infernali, scesi nuovamente nel mio paese e.. andai la appositamente per sistemare la lapide di mia madre. Fu una settimana pesantissima... 

Ma ne valse la pena perchè adesso mi sento in pace con me stessa.

Mi manca moltissimo si, ma so che ora lei può riposare in pace e questo mi rende serena....

 

Silvia

 

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IL DOPO: