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"CI VUOLE UN PAESE" ADOZIONE E RICERCA DELLE ORIGINI di ANNA GENNI MILIOTTI

03.10.2013 19:25

Adozione, identità e ricerca delle origini (dal cap.1 del mio "Ci vuole un paese" Franco Angeli Editore, Milano 2011)

 

Ci sono persone che se ne vanno in giro per il mondo portando con sé documenti di identità falsi e che, se richiesti, vi mostreranno certificati anagrafici ancora più falsi.

No, non sono dei falsari o dei tipi poco raccomandabili. I documenti, seppure falsi e incompleti, sono infatti assolutamente legali. Anzi, glieli ha forniti addirittura lo Stato, con il beneplacito di un apposito Tribunale. E allora chi sono? Semplice, si tratta delle persone che sono state adottate.

Per loro, data e luogo di nascita sono spesso dei dati imperfetti o addirittura fittizi. Nei luoghi dove sono nati, fuori dall’Italia, non c’é l’uso dell’anagrafe così come da noi. Anzi i bambini, per la stragrande maggioranza, non vengono nemmeno dichiarati. Difficilmente quindi si conosce il giorno vero del felice evento. Di loro, degli adottati, si conosce invece bene il giorno triste dell’arrivo in un orfanotrofio, in seguito al loro ritrovamento per le strade del mondo, o dopo la “separazione” dagli affetti cari. Il tutto dovuto ad una miriade di situazioni: politiche, sociali, legislative, familiari, a eventi naturali, disastri geografici e climatici, epidemici, ecc… di cui il protagonista non sa e non saprà mai assolutamente niente.

Inutile, per una persona adottata, chiedersi qual’é la famiglia da cui si discende. L’albero genealogico? Impossibile disegnarlo. Non parliamo poi delle notizie su chi li ha messi al mondo: il nome della madre di nascita resta un mistero e un segreto da portarsi fin nella tomba.

Anche sul nome che portano, quello scritto sui documenti, aleggiano molti dubbi e leggende: é quello che è stato messo loro al momento della nascita? O è il nome imposto dai genitori adottivi? E’ il lascito affettivo della madre che li ha messi al mondo? Oppure il segno del caso?

Come vedete, non sono poche, e non di poco conto, le domande che angosciano l’esistenza delle persone che sono state adottate, sia in Italia che dall’estero, e riguardano tutte quella cosa che per la maggior parte di noi è assolutamente certa: l’identità.

Avrete senz’altro compreso come l’identità, nell’adozione, non sia un tema qualunque: è il “tema” intorno al quale si configura la personalità della persona adottata. Certo, crescere in questo caos, non è cosa di tutti. Ma a loro ripetiamo che tutto è stato deciso per loro, e su di loro, a fin di bene. Ed il bello è che è anche vero. Quindi perché arrabbiarsi?

Dovremmo essere più consapevoli di quanto sia difficile e delicato costruirsi una vita, una autostima, una serena ed equilibrata maturità, quando si hanno così poche certezze. E’ come orientarsi sotto un cielo perennemente e interamente coperto di nuvole, senza uno straccio di stella che ci indichi il fondamentale Nord.

Così che si finisce per navigare a vista, anche all’interno delle nuove relazioni familiari. L’identità è infatti il tema intorno al quale si costruiscono, crescono, vivono o muoiono le relazioni all’interno della famiglia adottiva. E le relazioni, in essa, sono basilari: la famiglia adottiva non ha legami di sangue, ma solo legami affettivi che si costruiscono, nel tempo, sulla relazione. Spesso la famiglia esplode perché non lo si affronta mai, il tema dell’identità, o perché lo si affronta nel modo sbagliato.

Talvolta i primi errori si compiono già nei primi momenti. Già subito dopo quel fatidico e sognato “incontro”, il bambino o bambina si trova a dover far fronte alle tante aspettative affettive dei suoi nuovi genitori. Inizia subito il “mutamento” imposto dalle regole dell’adozione: nuove abitudini di vita, lingua diversa, clima, cibo, casa… e talvolta ahimè, anche un nuovo nome. Tutto ciò crea un devastante disorientamento, che non sempre viene percepito. I genitori sono al settimo cielo, il bambino desiderato si incarna davvero nel bambino reale, e tutto l’amore sognato viene finalmente vissuto.

Anche il bambino comunque appare felice dentro a questo turbine. Ha tutto quello che vuole e sognava ma… fatica a costruirsi una nuova identità, che è impossibile ad essere vissuta in modo salutare, se non è costruita sulla prima. Se non è unita, collegata a quella vissuta prima, se non ne è la sua continuità.

(...) Anna Genni Miliotti

Sto promuovendo il libro in tutta Italia, in TV ecc.