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ARTICOLO SULL'ESPRESSO

05.10.2013 12:00

CERCANDO LE PROPRIE ORIGINI

Ecco l'articolo di Luciana Grosso pubblicato sull'Edizione Web dell'Espresso che ci riguarda

 

Cercando le proprie radici

di Luciana Grosso

Le storie, spesso senza lieto fine, dei figli adottati che hanno provato a indagare sulla propria identità e si son scontrati con la burocrazia Ma anche i racconti di madri che han chiesto l'anonimato e che, pentite, non son potute più tornare indietro

 

(16 settembre 2013)

"Non è che chiedo chissacché, mi accontento di un nome: chi non ha provato non può capire. Molti pensano che sia un capriccio, o persino un moto di orrenda ingratitudine verso i nostri genitori adottivi. Ma non è così. Anzi. Li amiamo e siamo loro grati. Ma vogliamo conoscere la nostra storia, vogliamo un nome, un volto, un dolore, persino: insomma, un passato, come tutti gli altri".

 

Se si entra nel mondo dei figli adottivi in cerca dei loro genitori naturali, le storie e le domande si somigliano tutte, pur declinandosi in mille casi diversi: genitori che cercano i figli, figli che cercano i genitori, fratelli, persino gemelli omozigoti, che si rincorrono e sfiorano. Tutto condito da una buona dose di bugie, omissioni e silenzi. Ma quasi mai alla fine di queste storie, tutte simili, c'è una risposta chiara, quale che sia.

 

Tra i casi che hanno avuto una fine più serena, c'è la storia di Paola, che è nata a Torino, e ora abita tra Milano e Piacenza e che ha tre figli. Il suo è uno dei casi più 'facili' perché era stata riconosciuta e solo in seguito, a quattro anni, allontanata dalla famiglia. "Avevo dei ricordi, confusi e un po' liquidi, come sempre quelli dei bambini: ricordavo delle facce, una casa, un fratello, ma erano flash che non sapevo tradurre in parole. La mia famiglia adottiva poi preferì non assecondarmi, anzi mi dissero che ero stata adottata subito e che chissà cosa ricordavo. Eppure qualcosa non mi tornava. Vent'anni fa iniziai qualche ricerca, ma fu un buco nell'acqua. All'epoca non c'era nessuna legge che potesse agevolarmi, anche se ero stata riconosciuta. Poi, un giorno, chissà come, è suonato il telefono e dall'altra parte c'era mio fratello. E' stato lui a raccontarmi quello che non sapevo: la storia della nostra vita a casa, poi il trasferimento in istituto, la mia adozione e, dopo ancora, il suo ritorno nella casa dei nostri genitori, da cui lui, a differenza di me, è stato poi cresciuto. Mi ha raccontato quello che non sapevo, e di come, i miei fossero ormai morti. Ho visto la loro tomba e niente di più. Sembra una storia triste e forse lo è, ma non del tutto. C'è un aspetto buffo, che mi fa molto sorridere: Mio figlio è la copia di mio fratello". 

 

Una storia con un finale se non lieto, almeno sereno, a cui se ne affiancano altre, che invece di verità non sentono neppure parlare. Come quella di Gloria, che a 18 anni scoprì di avere due fratelli, forse gemelli tra loro, mandati in adozione in America. "Non sono rimasta sorpresa. E' buffo, ma in qualche modo sapevo di non essere sola". Da allora è cominciata una lunga ricerca, anche con le autorità americane, che però non ha dato frutto. "Dalle poche informazioni non-identificative che ho raccolto la mia madre biologica potrebbe essere originaria del Friuli e i miei fratelli potrebbero essere gemelli, ma non ne ho la certezza. Ho fatto il test del DNA autosomico e mitocondriale sul sito americano familytreedna.com e ho trovato vari cugini distanti con cui abbiamo in comune un antenato circa 125 anni fa, ma niente di che...".

 

Allo stesso modo c'è chi, come Marina, sa che, da qualche parte c'è una persona uguale a lei, una gemella omozigote, "identica, nascosta chissà dove: mia sorella, presumo sia stata adottata prima di me e quindi separata da me. Credo che questo non dovrebbe mai succedere".

 

Oppure ci sono altri racconti, tinti di giallo e frutto di un'Italia lontana e bigotta, in cui un figlio fuori dal matrimonio era un'onta da nascondere e cancellare. Come quella diAgnese, nata a Bergamo, e data in adozione dopo poche ore a una famiglia siciliana: "Ho fatto alcune ricerche, ma ho saputo molto poco: solo che ai miei genitori naturali, di 14 e 16 anni, avevano fatto credere che io fossi nata morta. La cosa strana è che al cimitero di Bergamo c'è una bambina nata prematura e morta al Maggiore proprio due giorni dopo la mia nascita. Come se qualcuno mi avesse fatto morire in un posto e poi rinascere in un altro. Da qualche parte ho una madre che mi crede morta da 58 anni". Oppure quella di Giulio: nato il 26 giugno del '56 da "donna che non vuole essere nominata", ha poi scoperto che sua madre è morta di parto il 30 giugno: "Se mia madre è morta il 30 Giugno e io sono stato registrato il giorno dopo, chi e perché ha preso la decisione di farmi registrare come nato da donna che non intende essere nominata? A che titolo? Questa donna ha mai firmato un documento con il quale mi disconosceva?".

 

Ma per decine di figli che cercano un passato, c'è anche qualche madre che cerca un futuro. Come Giuliana, che vive a Firenze non si dà pace di aver rinunciato 27 anni fa al suo bambino. "Mio figlio è nato a Firenze il 19 novembre del 1986 da una relazione che ebbi con un ragazzo nigeriano, in Italia per studiare. Era una fase molto complicata della mia vita, una situazione di cui non sapevo come venire a capo. Ero molto combattuta, avrei voluto tenerlo, ma alla fine mi feci convincere a darlo via. Non l'avessi ami fatto. Penso sempre a questo mio figlio. Vorrei solo vederlo, sapere come è diventato e che sta bene, far in qualche modo parte della sua vita. Dirgli che esisto. O almeno togliere la clausola di anonimato, caso mai lui mi stesse cercando. Non mi sembra di chiedere molto, no? Devono passare cent'anni?".

 

In base alla legge sì. Ma siccome, l'Italia è il paese dell'inganno che si trova per ogni legge e soprattutto perché, quando ci si mette, la vita è sempre più tosta e furba di qualsiasi divieto, c'è la storia cocciuta e paziente di Gemma Lumi.

 

Nata nel 1906 e lasciata sulla ruota della Pia casa degli esposti a Milano, ha aspettato il tempo che c'era da aspettare. E nel 2009, a 103 anni, ha avuto la risposta che aspettava da un secolo: il nome di sua madre.